terça-feira, 26 de novembro de 2013

Corriere della Sera, o documento Evangelii Gaudium : enfim o pontífice fala em alegria numa Igreja que até hoje espalhou tristeza e hábitos melancólicos...

VATICANO

Francesco: dobbiamo essere come chiediamo
agli altri. E’ la «Conversione del Papato»

E’ uscita in tutto il mondo “Evangelii Gaudium”: testo ampio e significativo dei primi otto mesi di papa Bergoglio

Papa Francesco 









Papa Francesco CITTÀ DEL VATICANO - “Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato”. È un documento decisivo, l’esortazione apostolica di Papa Francesco “Evangelii Gaudium”, la “gioia del Vangelo”, che esce oggi in tutto il mondo. Una sorta di prima enciclica del pontefice, considerato che la Lumen Fidei uscita a giugno era la rielaborazione di un testo già scritto in gran parte da Benedetto XVI. Un testo ampio e denso che rappresenta una summa dei primi otto mesi del magistero di Bergoglio, dalla Chiesa aperta e in cammino verso le periferie alla opzione preferenziale per i poveri. E, in particolare, affronta il tema della riforma della Chiesa e dell’esercizio del Primato di Pietro, una “conversione” dello stesso papato: “A me spetta, come Vescovo di Roma, rimanere aperto ai suggerimenti orientati ad un esercizio del mio ministero che lo renda più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione” Francesco ricorda che già Wojtyla chiese di essere aiutato a trovare «una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova». E scrive: “Siamo avanzati poco in questo senso. Anche il papato e le strutture centrali della Chiesa universale hanno bisogno di ascoltare l’appello ad una conversione pastorale.

IL CONTRIBUTO DELLE CHIESE PATRIARCALI - Il Concilio Vaticano II ha affermato che, in modo analogo alle antiche Chiese patriarcali, le Conferenze episcopali possono ‘portare un molteplice e fecondo contributo, acciocché il senso di collegialità si realizzi concretamente’. Ma questo auspicio non si è pienamente realizzato, perché ancora non si è esplicitato sufficientemente uno statuto delle Conferenze episcopali che le concepisca come soggetti di attribuzioni concrete, includendo anche qualche autentica autorità dottrinale”. Collegialità, sinodalità. La Chiesa deve decentralizzarsi, scrive il Papa: “Un’eccessiva centralizzazione, anziché aiutare, complica la vita della Chiesa e la sua dinamica missionaria”. 

AUDACIA È una delle parole che compare più di frequente. “La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità”, scrive Francesco. “Esorto tutti ad applicare con generosità e coraggio gli orientamenti di questo documento”. 

SACRAMENTI Nel documento c’è anche un passaggio che potrebbe annunciare un cambiamento anche per i divorziati risposati, esclusi dalla Comunione. “La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. 

TUTTI PARTECIPINO ALLA VITA ECCLESIALE -Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte. Cosi che, se qualcuno vuole seguire un mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa”, dice il Papa. E aggiunge: “Ma ci sono altre porte che neppure si devono chiudere. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che è “la porta”, il Battesimo. L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”. Di qui l’invito a riconsiderare la faccenda: “Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”.